CASINO
DI SAINT VINCENT |
Sito ufficiale

Il Casinò della Valleè tra le grandi Alpi

GEOGRAFIA
Il Comune di Saint Vincent fa
parte della Regione Autonoma Valle d’Aosta, la più piccola delle
regioni italiane, situata nel settore nord-occidentale dell’arco
alpino, al confine con Francia e Svizzera. La regione comprende l’alto
bacino idrografico del fiume Dora Baltea, che raccoglie le acque dei
maggiori massicci italiani delle Alpi, dal Monte Bianco al Monte Rosa,
dal Cervino al Gran Paradiso. Il Comune di Saint Vincent si trova
lungo l’asse della valle principale, a circa 25 km, in linea d’aria,
dal suo sbocco in pianura e alla stessa distanza dalla punta del
Cervino (4478 m).
Il
territorio
comunale si stende interamente
sul versante sinistro della Valle della Dora nel tratto compreso tra
il
Mont Zerbion
e la
Testa di
Comagna. La valle è molto
incassata, però il nostro Comune può giovarsi di una situazione
privilegiata. In primo luogo, infatti, l’esposizione del Comune è all’adret
(solatio). Inoltre, Saint Vincent si trova proprio nel tratto in cui
la valle piega ad angolo retto verso destra, cioè verso sud. I suoi
pendii si trovano dunque di fronte a due aperture vallive, che
illuminano ed abbassano l’orizzonte. Da sempre il Comune ha tratto
profitto, prima per l’agricoltura, poi per il turismo, della sua
fortunata posizione e, di conseguenza, del suo clima.
Sulle orme degli antichi mercanti, dal Col du Joux alla Dora
Da secoli la vita sul territorio di Saint Vincent si è organizzata su
due direttrici geografiche che s’incrociano al capoluogo. In senso
orizzontale corre a mezza costa, sospesa su antichi
conoidi
lacustri (“sablòn”), la
storica via di fondovalle, da sempre collegamento internazionale fra
le città italiane ed i mercati centro europei. In senso trasversale
sale l’altrettanto storica via del Col du Joux, antico collegamento
con le comunità alemaniche delle valli vicine e della Svizzera. Noi
seguiremo qui idealmente la discesa dal Colle di un viaggiatore
contemporaneo sulle orme degli antichi mercanti walser.
La cresta spartiacque, che ci divide dalla
Val d’Ayas,
si insella appunto al
Col du Joux
(1600 m), punto di arrivo del canale irriguo dal Monte Rosa alla
“collina” di Saint Vincent. La dorsale tra il Col du Joux ed il Mont
Zerbion è una vasta distesa di antiche
foreste
selvagge ricche di fauna. Lo era anche la dorsale verso la Testa di
Comagna prima che si costruissero gli impianti e si tracciassero le
piste di sci. Al bordo della foresta inizia la “collina”, il
territorio intensamente vissuto nella storia della comunità. La
foresta cede il posto a
prati
terrazzati, che fino alla
seconda guerra mondiale erano anche campi di cereali. Le sinuose linee
dei muretti assecondano e addolciscono il tormentato rilievo del
versante. Numerosi
villaggi,
stretti fino a toccarsi da un tetto all’altro, si addensano nelle
rientranze e sui poggi, là dove il versante mostra una rottura di
pendenza. Muri di legno e pietra, tetti di pietra, i villaggi sono
collegati da antiche
mulattiere
selciate più o meno regolarmente con la pietra locale. Certo, tutti i
villaggi sono raggiunti dalla strada asfaltata, ma le mulattiere non
sono quasi mai abbandonate. Il centro di tutte le mulattiere è
Moron,
complesso mega-villaggio sulla via del Col du Joux. È tra l’altro
dotato di una storica, vivissima
chiesa
ricca di fascino, di arte e di leggende. Da qui, sempre scendendo,
inizia la fascia delle
vigne,
ed i terrazzamenti assumono grande imponenza. Ripidi e potenti
depositi morenici sono scanditi da muri in pietra a secco
equidistanti, regolari, in perfetta sintonia col pendio naturale
inciso in stretti impluvi. La striscia di terra sostenuta dai muretti
è quasi orizzontale, per ben ospitare i filari di vite. Ogni tanto un
nuovo lotto di costruzioni sale a dare il benservito ad una vecchia
vigna ormai abbandonata, sostituendola con muri di cemento che ci si
sforza di rivestire in pietra e in rampicanti. Siamo ormai al
capoluogo,
fiero della sua antica via Chanoux magnificamente rinnovata e della
sua preziosa villa gallo-romana poi divenuta quattrocentesca chiesa
parrocchiale. Ancora si può scendere ad ammirare altri imponenti
terrazzamenti e antiche case signorili nei raccolti villaggi lungo la
Dora, per finire all’acrobatico passaggio che nei secoli sfida
vittoriosamente ogni alluvione, l’antichissimo
Ponte delle
Capre.
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LA
CITTA'
Sito ufficiale di Saint Vincent
Saint-Vincent è un comune di 4.846
abitanti della
Valle
d'Aosta.
Fa parte della
Comunità
Montana Monte Cervino.
La località possiede resti romani e una bella
chiesa romanica del XII secolo, è diventata famosa dalla seconda metà
del XIX secolo per la presenza della fonte termale scoperta da
Jean-Baptiste Perret nel 1770. Dal 1946 è entrata in funzione la
casa da
gioco, altra attrazione che ha
reso famosa Saint-Vincent.
ALTRI LINK
Sito ufficiale delle Terme
Azienda
turistica Saint Vincent
STORIA
La presenza dei romani è certamente
quella meglio documentata nel nostro territorio.
I monumentali resti del ponte romano sul torrente Cillian, sono un
esempio della maestria dei costruttori romani nel realizzare opere
pubbliche. Questo ponte, ancora intatto nei primi decenni del 1800, fu
studiato dal noto archeologo Carlo Promis che ne rilevò accuratamente
l’intera struttura, dandone anche un’accurata descrizione.
Crollò purtroppo in parte nel 1839, sabato 11 maggio secondo il priore
Gal, in occasione del terremoto dell' 8 giugno secondo il Promis. Oggi
purtroppo rimangono solo, anche se ben conservati lo spallone di
sinistra ed un tratto della sostruzione della via di accesso, lungo
una ventina di metri.
La strada romana, da questo punto, valicato il torrente Cillian,
seguiva grosso modo il tracciato della ex strada statale 26, passando
a nord della chiesa parrocchiale, percorrendo la centralissima via
Chanoux per poi dirigersi, costeggiando a sud il parco dell’Hôtel
Billia, verso la cappella di San Valentino, a monte della quale, già
in territorio di Châtillon, sono ancora visibili alcuni metri di
sostruzioni.
Lungo questo tracciato vennero alla luce, in epoche diverse, alcune
tombe romane.
La prima, rinvenuta nel 1831, a poca distanza dal ponte romano,
conteneva due vasi in ceramica, un terzo vaso più piccolo, en terre
fine, che conteneva ossa umane bruciate, ed un’ampolla in vetro.
Dalla descrizione del canonico Nourissat, è chiaro che si tratta di
una tomba a incinerazione.
Sempre lungo la via, ma nella parte opposta rispetto all’attuale
abitato di Saint-Vincent, ove ora sorge l’Hôtel Billia, nel 1907, in
occasione dello scavo delle fondazioni dello stesso, vennero alla luce
alcune tombe di epoca romana contenenti « urne, balsamari,
suppellettili ». Nello stesso luogo furono pure raccolte
un’ampollina fittile rivestita di colore scuro, già conservata nella
raccolta privata Rean e poi depositata nel 1932 presso il Museo
archeologico di Aosta. Il noto archeologo Piero Barocelli accenna
anche ad una lucerna fittile da lui vista, sempre nella raccolta Rean,
rinvenuta nel 1907 nello stesso sito.
E’ pure segnalata, sin dal 1889, una tomba tardoromana o barbarica,
rinvenuta in località Cinea ( bisogna probabilmente leggere Cisseya,
villaggetto oggi distrutto, già situato ove sorge il Casino de la
Vallée, sede di un mulino e di una cappella dedicata a san Rocco e a
san Giocondo) durante lavori di scavo per la costruzione di una
casa.
Composta da lastroni grezzi disposti a coltello e ricoperta di lastre
fittili poste a due spioventi, conteneva uno scheletro. Un secondo
individuo era sepolto all’esterno, a fianco della tomba. All’interno
era pure depositato un vaso fittile, a fianco dell’inumato; un secondo
vaso era posto sotto il capo dello stesso. Sul luogo furono pure
raccolti una moneta non meglio descritta, due orecchini ed un anello
d’oro.
La millenaria chiesa di Moron
Notevoli strutture murarie, sempre di epoca romana, probabili
testimonianze di una ricca villa rustica o di una importante mansio
lungo la via, con annesso un impianto termale, vennero alla luce
durante gli scavi archeologici iniziati nel 1972 all’interno e nelle
immediate vicinanze della chiesa parrocchiale.
L’importante edificio, ortogonale rispetto all’asse della via romana,
giaceva, come già detto in precedenza, su costruzioni risalenti alla
fine dell’Età del Bronzo o meglio agli inizi di quella del Ferro.
Le strutture più antiche di questo edificio, stando ai rinvenimenti
ceramici, risalirebbero alla fine del I° secolo a. C. o agli inizi del
II° d. C., proprio al momento della prima romanizzazione della valle e
della costruzione della strada.
Su queste sorse tra il II° ed il III° secolo un complesso termale di
una certa importanza, al quale si affiancò alla fine del IV° secolo d.
C. un edificio absidato, il cui utilizzo non è ancora chiarito del
tutto, forse utilizzato anche come primo luogo di culto cristiano. La
distruzione del complesso termale avvenne con ogni probabilità agli
inizi del V° secolo.
L’uso funerario del luogo, in epoca paleocristiana, è documentato da
alcune tombe sovrapposte ai resti dell’edificio termale. Altre tombe,
risalenti al VII° - VIII° secolo, che precedono l’impianto della nuova
chiesa romanica nel secolo XI° XII, attestano la continuità di questo
culto in questo luogo privilegiato.
Natale a Saint Vincent
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