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CITTA': SAINT VINCENT

ABITANTI: 4.846

STATO: ITALIA

REGIONE: VAL D'AOSTA

STEMMA DELLA CITTA'

BANDIERA DELL'ITALIA:

 

- SPECIALE SAINTVINCENT -

Ai piedi delle grandi Alpi...

 

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CASINO DI SAINT VINCENT

 

Sito ufficiale

Il Casinò della Valleè tra le grandi Alpi

 

GEOGRAFIA

Il Comune di Saint Vincent fa parte della Regione Autonoma Valle d’Aosta, la più piccola delle regioni italiane, situata nel settore nord-occidentale dell’arco alpino, al confine con Francia e Svizzera. La regione comprende l’alto bacino idrografico del fiume Dora Baltea, che raccoglie le acque dei maggiori massicci italiani delle Alpi, dal Monte Bianco al Monte Rosa, dal Cervino al Gran Paradiso. Il Comune di Saint Vincent si trova lungo l’asse della valle principale, a circa 25 km, in linea d’aria, dal suo sbocco in pianura e alla stessa distanza dalla punta del Cervino (4478 m).
Il
territorio comunale si stende interamente sul versante sinistro della Valle della Dora nel tratto compreso tra il Mont Zerbion e la Testa di Comagna. La valle è molto incassata, però il nostro Comune può giovarsi di una situazione privilegiata. In primo luogo, infatti, l’esposizione del Comune è all’adret (solatio). Inoltre, Saint Vincent si trova proprio nel tratto in cui la valle piega ad angolo retto verso destra, cioè verso sud. I suoi pendii si trovano dunque di fronte a due aperture vallive, che illuminano ed abbassano l’orizzonte. Da sempre il Comune ha tratto profitto, prima per l’agricoltura, poi per il turismo, della sua fortunata posizione e, di conseguenza, del suo clima.

Sulle orme degli antichi mercanti, dal Col du Joux alla Dora

Da secoli la vita sul territorio di Saint Vincent si è organizzata su due direttrici geografiche che s’incrociano al capoluogo. In senso orizzontale corre a mezza costa, sospesa su antichi
conoidi lacustri (“sablòn”), la storica via di fondovalle, da sempre collegamento internazionale fra le città italiane ed i mercati centro europei. In senso trasversale sale l’altrettanto storica via del Col du Joux, antico collegamento con le comunità alemaniche delle valli vicine e della Svizzera. Noi seguiremo qui idealmente la discesa dal Colle di un viaggiatore contemporaneo sulle orme degli antichi mercanti walser.
La cresta spartiacque, che ci divide dalla
Val d’Ayas, si insella appunto al Col du Joux (1600 m), punto di arrivo del canale irriguo dal Monte Rosa alla “collina” di Saint Vincent. La dorsale tra il Col du Joux ed il Mont Zerbion è una vasta distesa di antiche foreste selvagge ricche di fauna. Lo era anche la dorsale verso la Testa di Comagna prima che si costruissero gli impianti e si tracciassero le piste di sci. Al bordo della foresta inizia la “collina”, il territorio intensamente vissuto nella storia della comunità. La foresta cede il posto a prati terrazzati, che fino alla seconda guerra mondiale erano anche campi di cereali. Le sinuose linee dei muretti assecondano e addolciscono il tormentato rilievo del versante. Numerosi villaggi, stretti fino a toccarsi da un tetto all’altro, si addensano nelle rientranze e sui poggi, là dove il versante mostra una rottura di pendenza. Muri di legno e pietra, tetti di pietra, i villaggi sono collegati da antiche mulattiere selciate più o meno regolarmente con la pietra locale. Certo, tutti i villaggi sono raggiunti dalla strada asfaltata, ma le mulattiere non sono quasi mai abbandonate. Il centro di tutte le mulattiere è Moron, complesso mega-villaggio sulla via del Col du Joux. È tra l’altro dotato di una storica, vivissima chiesa ricca di fascino, di arte e di leggende. Da qui, sempre scendendo, inizia la fascia delle vigne, ed i terrazzamenti assumono grande imponenza. Ripidi e potenti depositi morenici sono scanditi da muri in pietra a secco equidistanti, regolari, in perfetta sintonia col pendio naturale inciso in stretti impluvi. La striscia di terra sostenuta dai muretti è quasi orizzontale, per ben ospitare i filari di vite. Ogni tanto un nuovo lotto di costruzioni sale a dare il benservito ad una vecchia vigna ormai abbandonata, sostituendola con muri di cemento che ci si sforza di rivestire in pietra e in rampicanti. Siamo ormai al capoluogo, fiero della sua antica via Chanoux magnificamente rinnovata e della sua preziosa villa gallo-romana poi divenuta quattrocentesca chiesa parrocchiale. Ancora si può scendere ad ammirare altri imponenti terrazzamenti e antiche case signorili nei raccolti villaggi lungo la Dora, per finire all’acrobatico passaggio che nei secoli sfida vittoriosamente ogni alluvione, l’antichissimo Ponte delle Capre.

 LA CITTA'

Sito ufficiale di Saint Vincent

 Saint-Vincent è un comune di 4.846 abitanti della Valle d'Aosta.

Fa parte della Comunità Montana Monte Cervino.

La località possiede resti romani e una bella chiesa romanica del XII secolo, è diventata famosa dalla seconda metà del XIX secolo per la presenza della fonte termale scoperta da Jean-Baptiste Perret nel 1770. Dal 1946 è entrata in funzione la casa da gioco, altra attrazione che ha reso famosa Saint-Vincent.

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Sito ufficiale delle Terme  

Azienda turistica Saint Vincent                                             

STORIA

La presenza dei romani è certamente quella meglio documentata nel nostro territorio.
I monumentali resti del ponte romano sul torrente Cillian, sono un esempio della maestria dei costruttori romani nel realizzare opere pubbliche. Questo ponte, ancora intatto nei primi decenni del 1800, fu studiato dal noto archeologo Carlo Promis che ne rilevò accuratamente l’intera struttura, dandone anche un’accurata descrizione.
Crollò purtroppo in parte nel 1839, sabato 11 maggio secondo il priore Gal, in occasione del terremoto dell' 8 giugno secondo il Promis. Oggi purtroppo rimangono solo, anche se ben conservati lo spallone di sinistra ed un tratto della sostruzione della via di accesso, lungo una ventina di metri.
La strada romana, da questo punto, valicato il torrente Cillian, seguiva grosso modo il tracciato della ex strada statale 26, passando a nord della chiesa parrocchiale, percorrendo la centralissima via Chanoux per poi dirigersi, costeggiando a sud il parco dell’Hôtel Billia, verso la cappella di San Valentino, a monte della quale, già in territorio di Châtillon, sono ancora visibili alcuni metri di sostruzioni.
Lungo questo tracciato vennero alla luce, in epoche diverse, alcune tombe romane.
La prima, rinvenuta nel 1831, a poca distanza dal ponte romano, conteneva due vasi in ceramica, un terzo vaso più piccolo, en terre fine, che conteneva ossa umane bruciate, ed un’ampolla in vetro. Dalla descrizione del canonico Nourissat, è chiaro che si tratta di una tomba a incinerazione.
Sempre lungo la via, ma nella parte opposta rispetto all’attuale abitato di Saint-Vincent, ove ora sorge l’Hôtel Billia, nel 1907, in occasione dello scavo delle fondazioni dello stesso, vennero alla luce alcune tombe di epoca romana contenenti « urne, balsamari, suppellettili ». Nello stesso luogo furono pure raccolte un’ampollina fittile rivestita di colore scuro, già conservata nella raccolta privata Rean e poi depositata nel 1932 presso il Museo archeologico di Aosta. Il noto archeologo Piero Barocelli accenna anche ad una lucerna fittile da lui vista, sempre nella raccolta Rean, rinvenuta nel 1907 nello stesso sito.
E’ pure segnalata, sin dal 1889, una tomba tardoromana o barbarica, rinvenuta in località Cinea ( bisogna probabilmente leggere Cisseya, villaggetto oggi distrutto, già situato ove sorge il Casino de la Vallée, sede di un mulino e di una cappella dedicata a san Rocco e a san Giocondo) durante lavori di scavo per la costruzione di una casa.
Composta da lastroni grezzi disposti a coltello e ricoperta di lastre fittili poste a due spioventi, conteneva uno scheletro. Un secondo individuo era sepolto all’esterno, a fianco della tomba. All’interno era pure depositato un vaso fittile, a fianco dell’inumato; un secondo vaso era posto sotto il capo dello stesso. Sul luogo furono pure raccolti una moneta non meglio descritta, due orecchini ed un anello d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

La millenaria chiesa di Moron


Notevoli strutture murarie, sempre di epoca romana, probabili testimonianze di una ricca villa rustica o di una importante mansio lungo la via, con annesso un impianto termale, vennero alla luce durante gli scavi archeologici iniziati nel 1972 all’interno e nelle immediate vicinanze della chiesa parrocchiale.
L’importante edificio, ortogonale rispetto all’asse della via romana, giaceva, come già detto in precedenza, su costruzioni risalenti alla fine dell’Età del Bronzo o meglio agli inizi di quella del Ferro.
Le strutture più antiche di questo edificio, stando ai rinvenimenti ceramici, risalirebbero alla fine del I° secolo a. C. o agli inizi del II° d. C., proprio al momento della prima romanizzazione della valle e della costruzione della strada.
Su queste sorse tra il II° ed il III° secolo un complesso termale di una certa importanza, al quale si affiancò alla fine del IV° secolo d. C. un edificio absidato, il cui utilizzo non è ancora chiarito del tutto, forse utilizzato anche come primo luogo di culto cristiano. La distruzione del complesso termale avvenne con ogni probabilità agli inizi del V° secolo.
L’uso funerario del luogo, in epoca paleocristiana, è documentato da alcune tombe sovrapposte ai resti dell’edificio termale. Altre tombe, risalenti al VII° - VIII° secolo, che precedono l’impianto della nuova chiesa romanica nel secolo XI° XII, attestano la continuità di questo culto in questo luogo privilegiato.

Natale a Saint Vincent

 

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